Un'analisi teologica della tensione tra il regno di Dio già presente e la sua futura consumazione finale, oltre i limiti dell'escatologia realizzata.
Sommario rapido
Il compimento escatologico è il processo divino attraverso il quale il piano redentivo di Dio giunge alla sua piena realizzazione. Non si tratta di un singolo evento confinato nel passato, ma di una realtà progressiva che ha avuto inizio con la vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo e che raggiungerà la sua consumazione finale con il Suo ritorno e il rinnovamento di tutte le cose. La teologia cristiana lo descrive come la tensione tra il "già" del regno di Dio presente e il "non ancora" della sua futura e totale manifestazione.
L’escatologia è il ramo della teologia che tratta dei propositi di Dio per la storia e del destino ultimo della creazione. La parola compimento, in senso biblico, non significa semplicemente che qualcosa è accaduto nel passato. Essa si riferisce al completamento del piano redentivo di Dio mentre si dispiega nel tempo. Il compimento escatologico, dunque, non è un singolo momento ma un processo divino. Esso inizia con l’azione salvifica di Dio nella storia e raggiunge il suo completamento quando i Suoi propositi sono pienamente realizzati nel rinnovamento di tutte le cose.
Nella teologia cristiana, il compimento è sia presente che futuro. Alcune promesse sono già state compiute attraverso la vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Altre promesse attendono ancora la loro realizzazione finale. La Scrittura presenta la storia della salvezza come un movimento verso una meta definita, non come qualcosa che fu interamente concluso nel primo secolo. Il compimento escatologico è meglio compreso come progressivo, fondato su ciò che Dio ha già fatto e orientato verso ciò che Egli ha promesso di fare.
L’escatologia realizzata e i suoi limiti
L’escatologia realizzata sostiene che le aspettative profetiche del Nuovo Testamento non riguardino veramente il futuro. Secondo questa visione, tutte le promesse bibliche riguardanti il regno di Dio furono adempiute nel ministero di Gesù e nella vita continua della Chiesa. Quando Gesù proclamò che il regno di Dio si era avvicinato, questa teoria intende che Egli volesse dire che il regno era pienamente arrivato in un senso completo e finale. La risurrezione, il giudizio e l’esaltazione di Cristo sono presi come la totale realizzazione della speranza biblica.
Questo approccio è attraente perché enfatizza il potere presente di Cristo e la reale trasformazione che avviene nelle vite dei credenti. Esso evidenzia l’importanza di vivere fedelmente ora e riconosce che il regno di Dio non è meramente una speranza futura astratta. Vi è verità in questa enfasi, poiché la Scrittura insegna chiaramente che Cristo regna e che il Suo regno è già attivo nel mondo.
Tuttavia, l’escatologia realizzata diviene problematica quando nega qualsiasi rimanente compimento futuro. Essa comprime la linea temporale biblica in un unico stadio e tratta il linguaggio escatologico come interamente simbolico o già completato. Facendo ciò, essa trascura la forte aspettativa di eventi futuri che percorre tutto il Nuovo Testamento.
Gesù stesso distinse tra l’età presente e l’età futura. Nel Vangelo secondo Luca 18:30, Egli parlò di ricompense sia ora che nel futuro, mostrando che l’opera di Dio si dispiega in stadi. Alla Sua ascensione, gli angeli dissero ai discepoli che lo stesso Gesù che era stato assunto in cielo sarebbe ritornato nella stessa maniera, come registrato negli Atti degli Apostoli 1,11. Questa promessa addita chiaramente a un evento futuro e visibile che non era ancora accaduto. Paolo si riferì al ritorno di Cristo come alla beata speranza nella Lettera a Tito 2:13, dirigendo i credenti a guardare avanti, non indietro, per il suo compimento.
L’insegnamento di Gesù nel Vangelo secondo Luca capitolo 4 offre uno degli esempi più chiari di compimento parziale. Quando Egli lesse dal libro di Isaia capitolo 61 nella sinagoga, si fermò prima della frase riguardante il giorno della vendetta di Dio. Egli dichiarò che la porzione che aveva letto era adempiuta quel giorno, ma lasciò il resto per il futuro. Ciò mostra che il compimento nella Scrittura può essere selettivo e progressivo. Alcune promesse sono realizzate immediatamente, mentre altre rimangono aperte fino a un tempo successivo. Gesù stesso affermò una dimensione non realizzata dell’escatologia.
Il quadro biblico, dunque, non è quello di un totale completamento nel passato, ma di un regno che è iniziato e sta ancora avanzando verso la sua forma finale. I teologi descrivono spesso ciò come la tensione tra il “già” e il “non ancora”. Il regno è già presente nel regno di Cristo, nell’opera dello Spirito Santo e nella trasformazione dei credenti. Allo stesso tempo, esso non è ancora pienamente rivelato, perché il peccato, la morte e la sofferenza rimangono e attendono la loro sconfitta finale.
La visione biblica del compimento futuro
La Scrittura addita coerentemente a eventi che non hanno ancora avuto luogo. Questi includono il ritorno corporeo di Cristo, la risurrezione dei morti, il giudizio finale e la creazione di nuovi cieli e una nuova terra. Questi non sono presentati come meri simboli di rinnovamento spirituale ma come atti reali di Dio nella storia. La speranza cristiana è ancorata nella promessa che Dio completerà ciò che Egli ha iniziato.
Il compimento escatologico, allora, non è esaurito dalla prima venuta di Cristo, per quanto essenziale e decisiva essa sia stata. La Sua vita, morte e risurrezione sono il fondamento del compimento. Esse garantiscono che il piano di Dio è sicuro. Eppure esse additano anche in avanti a una consumazione futura in cui il male sarà finalmente giudicato, la creazione restaurata e il regno di Dio apertamente e universalmente riconosciuto.
Questa comprensione preserva sia la potenza del Vangelo presente sia la certezza della speranza futura. Essa evita di ridurre il Cristianesimo a una realtà puramente interiore o simbolica, impedendo al contempo ai credenti di trattare le promesse di Dio come distanti e irrilevanti. Il regno di Dio è veramente presente, ma non è ancora completo.
Il compimento escatologico, pertanto, dovrebbe essere compreso come un processo divino che è iniziato con Cristo, continua nella vita della Chiesa e raggiungerà la sua forma finale al Suo ritorno. L’escatologia realizzata riconosce una verità importante sulla realtà presente del regno di Dio, ma diviene inadeguata quando nega la dimensione futura che la Scrittura afferma coerentemente. La Bibbia presenta il compimento non come qualcosa che è semplicemente accaduto, ma come qualcosa che sta accadendo e che un giorno sarà pienamente rivelato.